Le pratiche SEO fondamentali

Pratiche SEOMettete dieci professionisti in una stanza, tutti esperti in un particolare campo, ed avrete dieci opinioni diverse. Proviamo quindi a formalizzare una lista di quelle che possono essere considerate le pratiche SEO (Search Engine Optimization) fondamentali.

Alcuni dei punti qui riportati da tempo sono standard universalmente accettati, mentre per altri la situazione è più controversa. Naturalmente ogni esperto di SEO e/o SEM (Search Engine Marketing) avrà opinioni più o meno diverse in merito ma, così come dovrebbe avvenire nell’adozione di qualsiasi pratica complessa, il tutto andrà contestualizzato alla situazione pratica nella quale questa dovrà essere adottata. Andrà quindi messo in pratica ciò che risulterà utile, efficace e funzionante, ed invece tralasciato il resto.

E’ di fondamentale importanza ricordare che ogni pratica di SEO necessita di essere riesaminata regolarmente, rispetto alle varie specifiche azioni intraprese, ed ai risultati effettivi riscontrati nelle SERP (Search Engine Results Page). Con una mentalità di lungo periodo, ed un’azione di largo respiro, è possibile testare nello specifico le varie pratiche di SEO disponibili, e trovare quelle che funzionano generalmente (e costantemente) meglio.

 

Caratteri speciali

Per assicurare i migliori risultati possibili nel maggior numero di motori di ricerca è preferibile non includere mai apostrofi, virgole o caratteri speciali nei campi del del titolo (<title>) e della descrizione (<meta tag description>). Andrà invece utilizzato solamente testo normale come lettere (non accentate) e numeri, ed evntualmente il simbolo “pipe” (|) od il trattino (-) per esigenze di leggibilità.

Questo non vuol dire che la presenza di virgole o punti esclamativi pregiudichi la possibilità di arrivare nelle prime posizioni sui motori di ricerca. Si tratta solamente di preferenze soggettive, e di valutare “esteticamente” se la presenza di questi caratteri speciali (che potrebbero anche non essere visualizzati in tutte le diverse piattaforme) attragga effettivamente l’attenzione del visitatore, o se oppure la inibisce.

 

Selezione keywords e keyphrases

Prima di iniziare qualsiasi procedura di SEO, è necessaria un’approfondita ricerca in merito alle migliori (e più “promettenti”) keywords (parole chiave) e keyphrases (frasi chiave) da utilizzare. Questo processo è probabilmente il più delicato ed importante di tutta la fase di ottimizzazione.

 

Tre keyphrases per ogni pagina

E’ necessario programmare anticipatamente le tre keyphrases per la singola pagina web. Naturalmente è possibile ottenere buoni risultati, nelle SERP dei motori di ricerca, anche per frasi più lunghe (o diverse) da quelle previste, ma il lavoro necessario per l’ottimizzazione di un numero superiore sarebbe probabilmente una battaglia persa in partenza. E’ quindi molto più appagante dedicarsi alla qualità dei contenuti, fiduciosi nel “bonus” naturale, dovuto alla corretta indicizzazione delle frasi aggiuntive.

 

Tag <title>

Il titolo della pagina è probabilmente l’aspetto più importante nell’ottimizzazione per i motori di ricerca. Una moltitudine di fattori diversi vengono elaborati, confrontati ed analizzati, a partire dalle informazioni presenti nel titolo stesso. E’ quindi indispensabile progettare attentamente le “chiavi” che verranno inserite nel tag <title>.

Per esempio, un <title> “accettabile” potrebbe: “Nome azienda | Keyphrase1 – Keyphrase2 | Keyword”.

E’ importante contenere la lunghezza ad un massimo di circa 70 caratteri, in quanto Google (così come altri motori di ricerca) troncherebbe la visualizzazione, nel caso la lunghezza fosse superiore. Inoltre, le chiavi più importanti andrebbero inserite all’inizio del titolo. Infine, non ripetere una singola parola chiave per più di tre volte, all’interno dello stesso titolo.

Come è facile immaginare, per combinare tutte le chiavi in maniera efficiente sarà necessaria molta creatività, così come sarà poi indispensabile “sostenere” ripetutamente le varie chiavi, all’interno del contenuto dell’articolo.

 

Meta Tag <keywords>

Questo campo non viene considerato da Google, mentre altri motori di ricerca (Yahoo, MSN, ecc.) utilizzano il suo contenuto per l’indicizzazione della pagina web. In ogni caso vale sempre la pena inserire le parole chiave, realmente presenti nel contenuto della pagina.

Per esempio, un contenuto “accettabile” per le keywords, potrebbe essere: <meta name=”keywords” content=”keyphrases1, keyphrases4, keyphrases3″>.

E’ anche in questo caso consigliabile non ripetere la singola keyword più di tre volte per ogni pagina.

 

Meta Tag <description>

Questo campo non concorre alla determinazione del posizionamento della pagina nella SERP, tuttavia il suo contenuto viene presentato all’utente che ha effettuato la ricerca sul motore, e dovrà quindi contenere una breve descrizione di ciò che la pagina contiene. E’ consigliabile in ogni caso inserirla, in quanto, se non presente, Google prenderà un frammento di testo all’interno della pagina, e non sempre sarà qualcosa di sensato e/o grammaticalmente corretto!

Un contenuto “accettabile” per la descrizione, ad esempio potrebbe essere: <meta name=”description” content=”La Bottega di Pinco Pallino offre formaggio di capra stagionato di qualità, e te lo consegna a domicilio”>.

Solo i primi 156 caratteri (circa), spazi inclusi, verranno visualizzati, in altri motori di ricerca questi saranno 200.

N.B.: Sia il contenuto del titolo che quello della descrizione dovrà essere univoco, per il singolo dominio, in caso contrario le diverse pagine, con gli stessi identici valori, “concorreranno” senza ragione tra di loro, per la visualizzazione nelle SERP relative alle chiavi specifiche ricercate.

 

Indirizzo URL

Anche se non risulterà di grossa utilità per i visitatori, l’indicizzazione dell’URL (Uniform Resource Locator, in pratica la sequenza di caratteri che identifica univocamente l’indirizzo della pagina in internet) riveste una grossa importanza per i motori di ricerca. In particolar modo per i siti “dinamici”, lo studio di una corretta formattazione degli URL garantisce una ancora più efficace indicizzazione delle “chiavi” in esso contenute.

In quest’ottica, assume ancora maggiore rilevanza l’importanza di una corretta e ponderata scelta del nome del dominio, quando non direttamente identificabile con la ragione sociale/marchio dell’azienda.

Un indirizzo URL ben formattato potrebbe essere, come nel caso dell’attività precedente: www.pincopallino.it/vendita/formaggio-di-capra

 

Tag <h1>, <h2> e <h3>

Così come tutti gli altri parametri riportati di seguito, che influiscono sull’aspetto della pagina, la modifica è sempre intesa a preservare la qualità e leggibilità dei contenuti presenti.

IL TAG <h1> E’ IL PIU’ IMPORTANTE DI TUTTI

IL TAG <h2> UN PO’ MENO

IL TAG <h3> ANCORA MENO, MA PUR SEMPRE EVIDENTE

Alle parole/frasi chiave racchiuse nei tag <h1>, <h2> e <h3> viene data una grossa enfasi, e Google, così come altri motori di ricerca, interpreta il loro contenuto come moltissimo/molto/abbastanza importante. Normalmente questo tipo di testo viene utilizzato all’inizio dei paragrafi, ma in ogni caso si tratta di uno strumento molto efficace nell’attribuzione di “peso” alle keywords e keyphrases presenti.

 

Grassetto e tag <strong>

Testo in grassetto “bold” e testo racchiuso nel tag <strong>

Anche in questo caso, le sezioni di testo evidenziato attraggono l’attenzione di Google e degli altri motori di ricerca, comunicando che si tratta di testo “importante”.

Anche i visitatori vengono aiutati, in quanto viene creata discontinuità tra il contenuto dei paragrafi, e si permette di analizzare rapidamente le parti del contenuto che possono eventualmente interessare.

 

Bullet Points

  • Prima keyphrase
  • Seconda keyphrase
  • Terza keyphrase

In questa maniera anticipiamo al visitatore il contenuto che seguirà, proponendo un approccio preciso e schematico a ciò che esattamente offriamo. Così come nel caso precedente, i bullet point “catturano” immediatamente l’attenzione dell’utente, permettendogli di identificare rapidamente i punti che lo possono interessare.

Anche in questo caso i motori di ricerca interpretano il testo riportato su ognuno dei bullet point, come particolarmente “importante”.

 

Titoli nei collegamenti ipertestuali

I link alle pagine hanno la possibilità di avere l’attributo title, che viene indicizzato dai motori di ricerca, e concorre a definire la specificità della pagina, relativamente alle keywords/keyphrases presenti nel title.

Ad esempio: href=”http://www.pincopallino.it/vendita/formaggio-di-capra.html” <a title=”Vendita formaggio di capra”>Ti interessa comprare del formaggio di capra?</ a>

 

Testo nei collegamenti ipertestuali

Parallelamente al punto precedente, anche il testo che viene visualizzato all’utente concorre a definire la specificità della pagina alla quale il link fa riferimento.

 

Attributo nofollow nei collegamenti ipertestuali

A volte si può avere la necessità di non fare indicizzare alcune pagine del sito web. Oppure, dato che ogni link esterno presente in una pagina, toglie “popolarità” alla pagina stessa, si preferisce evitare che ciò avvenga. Questo può essere verosimile nel caso di link a siti esterni poco “affidabili”, per evitare che Google ci penalizzi per questo, o nel caso dei post, da parte degli utenti di un blog, per evitare spam nei loro commenti, quando il loro fine fosse solamente quello di pubblicizzare scorrettamente siti esterni.

Per evitare che Google e gli altri motori di ricerca procedano nell’indicizzazione del link presente, può essere consigliabile l’adozione dell’attributo “nofollow”:

href=”http://www.tizio-caio-sempronio.com/paginaweb.html” <a rel=”nofollow”>Link ad un sito esterno al quale non voglio passare popolarità</ a>

 

Testo leggibile

Che sia meglio scrivere contenuti per i visitatori o per i motori di ricerca è sempre un fattore di controversia tra gli esperti in SEO. Sinceramente riteniamo che il contenuto delle pagine debba essere indirizzato al visitatore: se leggendo quanto riportato sul sito, non siamo riusciti ad interessarlo ed attrarre la sua attenzione, ogni altra pratica di SEO è inutile!

Inoltre, le strategie di “keyword density”, che fino a poco tempo fa venivano spacciate come irrinunciabili, progressivamente stanno venendo penalizzate dai motori di ricerca, in quanto lo sviluppo costante dei loro algoritmi, viene altresì volto al fine di identificare ripetizioni forzate di keywords e keyphrases, che rendono pressochè illeggibili i contenuti artificiosamente “ottimizzati”.

 

Attributo alt nelle immagini

I motori di ricerca, e Google in particolare, tendono ad avvantaggiare questo tipo di pratica, in quanto il contenuto viene ritenuto più “ricco”, rispetto allo stesso, ma senza questo attributo.

img src=”formaggio-di-capra.jpg” alt=”Formaggio di capra”

 

Didascalia delle immagini

Sotto l’immagine dovrebbe essere presente anche una sua didascali (“caption”), naturalmente contenente parole e frasi chiave, che descriva sommariamente la stessa.

 

Documenti PDF

Avere dei link a documenti PDF interessanti, correlati all’argomento ed alle keywords/keyphrases della pagina, può essere utile al fine del posizionamento. In ogni caso, bisogna verificare che si tratti effettivamente di documenti “leggibili” dai motori di ricerca, e non semplici immagini salvate con il formato PDF. Per fare questo, è sufficiente verificare che sia possibile selezionare parte del testo del documento, ed ffettuare il copia-e-incolla (Ctrl+C, Ctrl+V).

Per questioni di utilità e di compatibilità, sarebbe utile anche fornire copia delle singole pagine HTML anche in formato PDF, in maniera da dare la possibilità agli utenti, di salvarsi in locale e/o stampare correttamente una copia correttamente formattata della pagina stessa.

 

Link multipli attraverso le pagine

Avere un link in una pagina del nostro sito, propriamente valorizzata nel testo e negli attributi alt e title, che colleghi ad un’altra pagina/paragrafo sempre sul nostro sito, contenente le parole/frasi chiave più opportune, indica chiaramente a Google ad agli altri motori di ricerca, che queste informazioni specifiche sono disponibili in questa specifica posizione.

Inoltre, aiutiamo il visitatore che sta leggendo il contenuto, proponendogli argomenti correlati, potenzialmente interessanti.

 

Footer della pagina

Dato che difficilmente ogni pagina viene visualizzata completamente, dato che non sempre viene effettuato lo scroll completo fino al suo termine, il footer può essere una sezione importante, dove poter utilizzate del testo con “enfasi”, senza doversi preoccupare troppo della sua effettiva leggibilità.

Così come riportato precedentemente, l’utilizzo dei tag <h1>, <h2>, <h3>, <bold> e <strong> indica ai motori di ricerca che si tratta di testo “importante”.

 

Link a siti esterni

Esattamente così come nel caso dei link multipli attraverso le pagine, si può trarre beneficio dalla presenza di link a siti di terze parti, purchè altamente autorevoli e ben posizionati, relativamente alle informazioni specifiche qui contenute, ed alle parole chiave relative.

 

File robots.txt

A differenza di tutti gli altri fattori, questo non è propriamente una pratica SEO, così come non è indispensabile per avere un sito correttamente indicizzato.

In questo file, abbiamo la possibilità di “istruire” i bot di Google e degli altri motori di ricerca, che si stanno preparando a scandagliare il sito, a tralasciare alcuni file e/o directory, che preferiamo rimangano privati, non vengano da questi indicizzati, e quindi non compaiano nei risultati delle SERP.

 

File sitemap.xml

Si tratta di un file in uno specifico formato XML, chiamato sitemap.xml, e posto nella radice del sito web, che fornisce ai motori di ricerca la lista completa di tutte le pagine facenti parte del sito web.

Anche in questo caso, la presenza del file sitemap.xml non è indispensabile per la corretta indicizzazione del sito, anche perchè ogni motore di ricerca provvede autonomamente, navigando attraverso tutte le pagine, collegate tra di loro attraverso un link.

E’ però vero che, fornendo la disponibilità del file sitemap.xml, l’indicizzazione completa del sito viene effettuata molto più velocemente, così come nel caso di siti che crescono e vengono modificati molto rapidamente.

Nel caso specifico di Google, tutte le opzioni per il controllo del file, sono presenti attraverso le pagine degli “Strumenti per i Webmaster di Google“.

 

Sottomissione a motori di ricerca e directory

Una volta che il sito è stato pubblicato, è comunque necessario “presentarlo” a motori di ricerca e directory, se non altro per fare conoscere dell’esistenza di questo nuovo sito.

Infatti, fino a che non sarà presente un collegamente a questo sito, proveniente da un’altra pagina già indicizzata dai motori di ricerca, per questi non sarà possibile conoscerne l’esistenza, e quindi procedere alla sua indicizzazione.

Riteniamo indispensabili almeno due sottomissioni, di tipo diverso: la prima a Google, tramite gli “Strumenti per i Webmaster” precedentemente riportati, la seconda a Dmoz – Open Directory Project, la più grande e la più esauriente directory del Web curata da uomini, costruita e mantenuta da una vasta comunità globale di editori volontari. La sottomissione a questa directory è importantissima, oltre che per l’autorevolezza della stessa, per il fatto che viene utilizzata da diverse altre directory, ed è quindi un’ottima occasione per ricevere diversi collegamenti al proprio sito, da siti esterni autorevoli.

 

Backlinks

Indipendentemente da quanto riportato fino ad ora, uno dei fattori maggiormente riconosciuti, per ottenere i primi posti nelle “graduatorie” dei motori di ricerca, è quello dei link in entrata, provenienti da altri siti esterni. Possiamo avere il sito migliore al mondo per un determinato argomento, ma se sul web non è presente nessun link che punti a questo, Google, così come gli altri motori di ricerca, non gli assegneranno sicuramente un grosso “valore”. Naturalmente, più è autorevole il sito dal quale proviene il link, e più questo avrà “valore”.

Bisogna in ogni caso diffidare da chi propone, più o meno gratuitamente, il servizio di scambio o vendita di link, in quanto Google sta sempre più penalizzando questo tipo di pratica. Un link, per essere di valore, dovrà necessariamente essere spontaneo, in tema con l’argomento, ed utile per i visitatori.

In passato hanno prosperato siti progettati specificamente, per arrivare ad un posizionamento elevato nei motori di ricerca, per poi poter vendere questo tipo di link.

Ripetiamo, queste directory “fittizie” sono facilmente identificabili dai motori di ricerca, e la possibilità di venir penalizzati per questo, non è poi così remota!